Andrea Fontana relatore SEO&Love

Come possono i deep media influenzare le nostre percezioni? Ce ne parla Andrea Fontana, già relatore allo scorso SEO&Love, vestito da chef per l’occasione.

Chi è Andrea Fontana.

Difficile da dire in poche parole, ma ci proviamo comunque. Andrea Fontana è un sociologo della comunicazione e dei media narrativi: studia dunque come i vari device che utilizziamo ogni giorno possono agire sui nostri comportamenti.

È anche docente universitario a Pavia, e nel 2016 ha pubblicato il libro “Storytelling d’impresa: la guida definitiva”, edito da Hoepli.

Andrea Fontana: l’impatto dei media sulle nostre percezioni

Troppo spesso sottovalutiamo quanto le nostre azioni e i nostri comportamenti possano essere influenzati e, perché no, modificati dall’interazione con ciò che ci sta intorno.

Ce lo ricorda Andrea Fontana, che ci anticipa il contenuto del suo prossimo intervento al SEO&Love.

Senza svelarci troppo, di cosa parlerai al SEO&Love?

“Cercherò di concentrarmi su un passaggio fondamentale di cui ancora siamo poco consapevoli. L’impatto percettivo che i deep media (smartphone, wearable device…) hanno su di noi e sulle nostre attività personali o professionali. Solitamente pensiamo che un meme, un link, un’immagine siano solo semplici “oggetti” all’interno di un mare di informazioni.

Il mio scopo è far vedere, invece, come siano precisi strumenti capaci di influenzare le nostre percezioni. Con i meme oggi ci si fa la guerra: non solo commerciale, ma anche quella militare. Con un’immagine o un video oggi ti imponi sul mercato, o mandi a monte la tua affermata reputazione.

Presenterò l’avvento di questa nuova disciplina: il perception management e cercherò di mostrare come, nel content continuum in cui siamo immersi, sia indispensabile imparare a leggere e gestire le percezioni dei propri pubblici.”

Hai deciso di travestirti da Man in Black: perché?

“Perché viviamo in un tempo in cui il racconto e le tecniche dello storytelling sono diventate abituali prassi di vita e lavoro. Testi, post, video-stories, foto-gallery sono solo alcuni degli strumenti che usiamo tutti i giorni per esprimerci e rappresentare noi stessi, le nostre marche o i nostri prodotti.

Ma un racconto non è mai neutro! Ha sempre ripercussioni percettive, tanto che può cambiare la percezione dei fatti di una realtà (politica, sociale o commerciale).

Come dei “Man in Black” bisognerà imparare a uscire dal sistema del content continuum, non farne più parte, esserne al di là, andare oltre, per poter gestire il nuovo mondo delle percezioni. Solo allora potremo dire: “Noi siamo quelli, siamo loro, siamo gli uomini in nero”.

Ovviamente è una provocazione e un gioco didattico che farò con il pubblico, ma spero di far riflettere su questo tema. Per questo ho deciso di intitolare il mio intervento “Siamo tutti “Man in Black”. Come raccontarsi nell’epoca della post-verità, con il management delle percezioni.”

Le tue keyword fondamentali per il 2019.

“Percezione”, non solo fisica ma anche cognitiva. Dobbiamo diventare capaci di capire come i contenuti che incontriamo ci cambiano letteralmente la vita. Possono svegliarci, oppure possono lasciarci dormire.

 “Consapevolezza”, perchè l’uso della tecnologia oggi richiede più che mai scienza e coscienza. Abbiamo in mano media che deformano (nel bene e nel male) la nostra realtà; la manipolano, la cambiano. Non essere consapevoli di questo è un gesto criminoso.

 “Media immersivi”. Tutta la tecnologia sta diventando sempre più pervasiva e presente nella nostra vita. Dobbiamo prepararci a questo nuovo mondo.

Descrivi il SEO&Love in tre parole.

“Connessioni”, perché può diventare contenitore di nuove sinergie.

“Divertimento”, nel senso latino del termine, cioè divergere, perché puoi cambiare strada e fare nuove scoperte.

“Riflessione” personale e professionale, perché torni a casa con nuove conoscenze, esperienze, idee, punti di vista

Quali sono i tuoi progetti e attività attuali?

“Con Storyfactory, la società di consulenza di cui sono amministratore delegato, sto portando avanti diversi progetti di storytelling d’impresa e di marca, sia verso i pubblici esterni per coinvolgerli nel racconto aziendale, sia verso i pubblici interni per renderli testimoni credibili del racconto stesso. Stiamo sviluppando approcci alla narrazione che tengano conto del management delle percezioni. Quindi, oltre che a fare storytelling, aiuteremo le aziende a leggere e gestire le tante percezioni che oggi impattano su reputazione, fiducia, credibilità, coinvolgimento.

Con l’Osservatorio di Storytelling dell’Università di Pavia, associazione di ricerca scientifica di cui sono presidente, continuiamo le nostre attività di divulgazione delle discipline legate alle scienze della narrazione. Abbiamo anche una rivista dedicata che si chiama “Narrability Journal”.

Poi, insieme ad alcuni colleghi dell’Università di Pavia, negli ultimi tre anni abbiamo creato il master in Marketing Utilities & Storytelling Techniques (M.U.S.T.), di cui sono direttore didattico. È il primo master universitario di primo livello in Italia a rilasciare un titolo di studio accreditato in Corporate Storytelling Specialist.

Insomma, tante iniziative per attività e discipline indispensabili alla nostra contemporaneità.”

 

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