Chi è Matteo Pogliani

L’influenza è il concetto alla base dell’influencer marketing. Non tutti i nodi generano la stessa autorevolezza sugli altri e questa segue due principi. Noi influiamo su un nostro amico in base alla relazione di “vicinanza” che genera fiducia, ad esempio quando chiediamo a nostro amico un buon posto in cui andare a mangiare oppure leggendo il menù chiediamo al nostro accompagnatore “tu cosa prendi?”. Nel secondo caso il nodo influenza la sua community in base al ruolo che occupa nella società e/o alle sue competenze. Rientrano in questo caso i Barck Obama o Chiara Ferragni.

C’è un’interessante relazione tra l’influenza che la persona crea online e quella offline. Molto spesso queste vanno di pari passo, soprattutto con politici o star televisive che semplicemente traslando la loro figura dal mondo reale a quello virtuale. Ci sono però anche situazioni in cui il processo è inverso, prima influenzano il mondo online e, solo in un secondo momento, arrivano ai media tradizionali e al mondo dell’esperienza. Fanno parte di questa seconda categoria anche i micro influencer, ovvero persone che condizionano una piccola nicchia, molto più fedele.

Biografia

Matteo è un social media e web strategist, specializzato nell’ambito dell’influencer marketing. Inoltre è un consulente di comunicazione e periodicamente aggiorna il blog matteopogliani.it.

Ha fondato l’ONIM: Osservatorio Nazionale Influencer Marketing. L’approccio analitico è la chiave che mette a disposizione dimostrando come la materia si basi su metodi scientifici di misurazione. L’obiettivo è di educare e diffondere informazioni corrette sul tema. È un enorme urlo: “bando alle dicerie e lasciate spazio ai dati!”

Ti piacerebbe sapere chi ha avuto più engagement a Sanremo quest’anno? Chi ha influenzato maggiormente? Con il 44% di seguaci, alla prima posizione troviamo Achille Lauro e i suoi look che hanno lasciato tutti a bocca aperta. Al secondo posto, per solo un punto, troviamo Rancore con il 43%. Al terzo i Pinguini Tattici Nucleari con il 35%, probabilmente gli utenti dispiaciuti della loro eliminazione. Oltre il podio troviamo Alberto Urso 21%, Giordana Angi e Junior Cally 20%, Diodato 19%, Levante 17%, Piero Pelù 16% e Marco Anastasio 15%.

Nel 2002 occupava i banchi dell’università Cattolica del sacro cuore prima con la laurea triennale in lettere moderne, comunicazione e scrittura creativa, poi con un master in marketing per le imprese, l’arte e lo spettacolo.

Oggi è partner Head of Digital di Open-Box, azienda nata del 2008 che applica tutto il suo “box di conoscenza” a progetti di comunicazione nel mondo digitale. L’azienda è composta da quattro business unit, che vediamo rispecchiate nella homepage del loro sito, e contano 500 progetti realizzati per aziende come Prada, Coop Tirreno, ABB, Euronics.

Autore dei libri “Professione influencer” e “Influencer marketing: valorizza le relazioni e dai voce al tuo brand”.
Attivare legami di valore con gli influencer è una chiave necessaria in questo ambiente economico che vede il prosumer come protagonista indiscusso. La rivoluzione digitale, la rete internet che collega tutte le tasche (non più solo le case) e i social network sono stati “primi mobili” dalle inestimabili possibilità. Sicuramente non siamo ancora arrivati alla vetta di questa curva di valore. All’interno dell’ultimo libro troviamo un metodo, con diversi step, su come business possano costruire queste relazioni. Gli spunti teorici sono accompagnati da consigli pratici risultato dell’esperienza di Matteo nel settore.

Negli ultimi anni è passato da alunno a docente presso Ninja Academy:

  • Influencer Marketing. Coinvolgere gli Influencer nei progetti di Digital PR.

Segni particolari di Matteo Pogliani

Tutti conoscono l’amabile disordine di Matteo, in particolare in famiglia. Eppure nel suo marasma si ritrova sempre perchè ricorda ogni minimo dettaglio con attenzione. Sono noti gli articoli dal titolo “Trambusto: sinonimo di intelligenza”, sicuramente con lui ci hanno preso!

Il sorriso e la passione in ogni sua azione sono la firma che tutti possono riconoscere, basta leggere un suo articolo. Se hai il piacere di interagirci questa caratteristica fa breccia nella tua pancia ancor prima di argomentare.

Infine, la disponibilità a relazionarsi con tutti. Ci sono delle persone che hanno la dote, quasi innata, di farti sentire a proprio agio e di farti percepire di poter instaurare veri dialoghi con loro. Sicuramente Matteo fa parte di queste! Trovo interessante il modo di presentarsi nel suo sito web: attraverso le parole di un amico. Un alleato dal tono scherzoso che ti regala un sorriso che, personalmente associo alla figura di Matteo.

Che lavoro fa

Quale partner di head of digital di Openbox il suo lavoro si traduce nel creare strategie capaci di far comunicare, trasmette metodi ai brand, che sfruttano le opportunità del digitale. In particolare social media, inbound, performance e influencer marketing. In quest’ultima “disciplina” è stato tra i precursori in Italia. Quotidianamente guida il suo team nelle diverse fasi: analisi, creatività, gestione e, monitoraggio. Un lavoro di concerto fondamentale per creare progetti realmente qualitativi.

Frasi di Matteo Pogliani

“Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena, e altre diciassette volte a meno di dieci secondi alla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di 9.000 tiri. Ho perso quasi 300 partite. Per 36 volte i miei compagni si sono affidati a me per il tiro decisivo… e l’ho sbagliato. Ho fallito tante e tante e tante volte nella mia vita. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”.

Famosa frase di Michael Jordan, cestista statunitense. MAtteo la ama perché parla di coraggio, di capacità ad affrontare le responsabilità, di come non esista mai una strada “facile”, perché è il percorso, anche a volte tremendo, a fare la differenza. Nella vita, come nel lavoro.

“Gli influencer, che piaccia o meno, sono una realtà, una realtà capace di segnare profondamente il mercato e diventare risorsa unica anche in chiave business.”

“Che nano e micro-influencer rappresentano uno strumento di rande impatto per le campagne dei brand: spontaneità, affinità ed effetto community sono solo alcuni di plus a cui possiamo attingere.”

Che cosa mi piace di più di Matteo Pogliani

La scientificità. Mi piace l’attenzione al dato e il suo impegno a comunicarla. Molto spesso gli influencer vengono considerati dei “finti lavoratori” quando, in realtà la loro produzione di contenuti non è casuale ma programmata e concordata fino all’ultimo dettaglio. E, come ogni azienda, hanno delle caratteristiche e degli obiettivi, il loro lavoro viene valutato e deve parlare con possibili clienti. Un nuovo lavoro che talvolta deve ancora essere scoperto e conosciuto (realmente) dalla massa.

Scritto da Nicole Mottin, team IUSVE.

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