Salvatore Aranzulla relatore SEO&Love

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Quando si vuole progettare un sito web i dubbi sono molti: ne abbiamo parlato con Salvatore Aranzulla, che ha cercato di trasmetterci la sua esperienza.

Chi è Salvatore Aranzulla

È quel compagno di classe un po’ secchioncello, che però ti salva dai brutti voti passandoti i bigliettini di ogni materia. Salvatore Aranzulla per la maggior parte degli italiani rappresenta questo, la salvezza di fronte ai più svariati dubbi tecnologici. Nato nel 1990 a Caltagirone, in Sicilia, fin da piccolo si appassiona al mondo dell’informatica. Fino a qui nulla di strano se non che ancor prima della maggiore età il suo blog, Aranzulla.it, conta più di 300mila visite al mese. Da lì in poi il successo è inesorabile: Università Bocconi, Focus e Mondadori sono solo alcune delle tappe di formazione del giovane mago del computer siciliano.

Nel 2018 pubblica il suo primo libro, “Il Metodo Aranzulla: impara a creare un business online”, da subito bestseller, e il suo sito arriva a contare 14 milioni di utenti e 25 milioni di pagine visitate.

Salvatore Aranzulla: come progettare un sito web

Mettere online un sito web non è certo difficile, ma farlo bene è un’altra storia. Abbiamo dunque chiesto a Salvatore Aranzulla e al suo maglione quali sono i suoi segreti, che ha utilizzato nella realizzazione di Aranzulla.it.

Quindi, allacciate le cinture, perché come dicono gli Eugenio in Via di Gioia e i Pinguini Tattici Nucleari, stiamo per entrare “nel magico, tutoriale, premonitore, giudizioso, esplicativo mondo di Salvatore Aranzulla”.

Struttura del sito web: quale adottare?

“Quando si crea un sito internet molti si focalizzano sull’idea mettendo in secondo piano gli aspetti tecnici, che spesso hanno un’importanza pari a quella dei contenuti. Un lavoro che abbiamo fatto su Aranzulla.it nel corso degli anni è quello di sviluppare una struttura del sito definita “silos”. È una struttura che consente ai motori di ricerca di arrivare a tutti i contenuti di Aranzulla.it con solamente 3 click. Nell’homepage si trovano i link a tre macrocategorie o macro-argomenti, che nel caso di Aranzulla.it sono computer, internet e telefonia. Cliccando all’interno di queste macrocategorie è possibile trovare le sottocategorie dell’argomento. Ad esempio, cliccando prima sulla categoria computer e poi su sicurezza informatica, si possono vedere tutti gli articoli pubblicati a riguardo.

È un metodo che ci ha permesso di eliminare la paginazione, che si trova solitamente nei siti internet editoriali con i bottoni pagina 1, pagina 2… in fondo alla pagina. Quello di cui ci siamo resi conto è che difficilmente Google arriva a seguire questo percorso. Con una struttura di questo tipo invece, a silos, Google riesce con soli tre click ad arrivare a tutti gli articoli di Aranzulla.it. Invito ad utilizzare questo metodo quando si ha in mente di creare un progetto di qualsiasi tipo: individuare da tre a cinque macro-categorie e sotto a queste linkare tutti gli articoli.

L’ultima modifica che abbiamo fatto negli anni è stata quella di linkare gli articoli tra di loro, soprattutto quelli che si riferiscono alla stessa categoria. Ad esempio, un articolo che parla di adsl non linkerà mai un articolo che parla di antivirus. Google, con la struttura a silos, riesce ad individuare bene il contesto in cui è inserito l’articolo e di accedere a tutti gli articoli correlati.”

Come pianificare le keyword da utilizzare?

“Su Aranzulla.it abbiamo sviluppato il “sistema dei titoli”, che ci permette di capire quali sono i problemi che gli italiani hanno con la tecnologia. Funziona recuperando tutte le ricerche fatte su Google, ed è in grado attraverso dei categorizzatori semantici di distinguere ciò che riguarda la tecnologia da ciò che parla di altri argomenti. Io ovviamente occupandomi di tecnologia seleziono solo ciò che la riguarda. Questo sistema elimina automaticamente dalla lista gli articoli di cui ho già parlato su Aranzulla.it e mi dice cosa dovrò pubblicare. Ovviamente se è già presente un articolo sulle migliori offerte adsl lo andrò ad aggiornare, piuttosto che pubblicarne un altro.

Questo sistema è estremamente complicato e per perfezionarlo ci abbiamo messo circa dieci anni. Per ottenere un buon risultato si può partire dalla “buca di ricerca” di Google, ovvero l’autocompletamento, che ci dice quali sono le 10 ricerche più comuni in quel determinato momento. È proprio il punto di partenza che noi utilizziamo nei titoli: se devo pubblicare una ricetta legata alle torte andrò a scrivere su Google “ricetta torte” e vedrò quali sono le ricerche più utilizzate. Questo metodo è però limitato, perché Google mostra solo i primi dieci risultati.

Attraverso strumenti come Ubersuggest possiamo vedere tutte le ricerche più comuni su Google. Il meccanismo è semplice: supponiamo che voi vogliate cercare le ricette su cui scrivere. Inserendo “ricette” su Google vedremo le prime dieci ricerche. Per vederne altre potremmo scrivere “ricetta a”, per trovare tutte le ricette che iniziano con la a, e così via.

Ubersuggest semplifica il lavoro, estraendo tutte le ricerche che riguardano un argomento. Bisogna ricordare che i primi dieci risultati che ci vengono presentati sono i “top”, i migliori, mentre gli altri sono cercati con meno frequenza, e dunque potrebbero veicolare meno traffico.

Dal punto di vista editoriale l’approccio che suggerisco è quello di individuare l’argomento e poi scrivere seguendo i primi dieci suggerimenti di Ubersuggest. Una volta fatto andremo a monitorare il traffico, e se questi articoli si saranno posizionati bene nei motori di ricerca andremo a proseguire con tutti gli altri suggerimenti.”

Come sviluppare un contenuto per i motori di ricerca?

“Una soluzione non c’è, e nessuno, nemmeno Google ci potrà mai dire come strutturare un contenuto per avere successo. Su Aranzulla.it utilizziamo un approccio basato sui numeri e sulle ricerche.

Innanzitutto, ci basiamo sui macro-argomenti: ad esempio se scriviamo su come si fanno gli screenshot non avremo un articolo per gli screenshot sul pc, un altro per gli screenshot su smartphone e così via. Questo approccio funzionava fino a cinque o sei anni fa. Oggi Google ragiona per macro-tematiche, quindi noi pubblicheremo “come fare uno screenshot”.

A questo punto andremo a lavorare con dei sottoparagrafi, delle sezioni che corrisponderanno ai suggerimenti di Ubersuggest.

Su Aranzulla.it pubblichiamo articoli estremamente lunghi, da 10.000 caratteri o più. Questo perché non sono pensati per essere letti per intero, ma essendo onnicomprensivi l’utente può leggere solo la sezione che gli interessa.

A questo punto c’è un problema: i contenuti devono essere aggiornati nel tempo. Su Aranzulla.it per decidere quando è necessario aggiornare un articolo innanzitutto ci basiamo sulle segnalazioni degli utenti. La seconda strategia è quella di seguire i rilasci dei prodotti in tempo reale. L’ultimo aspetto, banalmente, è che bisogna prestare maggiore attenzione all’aggiornamento degli articoli più letti. Per questo periodicamente li rileggiamo e decidiamo se è necessario aggiornarne il contenuto oppure no.

Può capitare poi che si abbia a che fare con contenuti che muoiono, che non hanno più ragione di esistere, come per esempio quelli relativi alla messaggistica di MSN, che oggi non c’è più. Abbiamo introdotto una regola molto semplice: se un articolo non è più di nostro interesse ma continua a fare traffico lo lasciamo online, altrimenti o lo cancelliamo o facciamo una redirect verso un altro articolo che riguarda lo stesso argomento.”

Indicizzazione Google, come renderla più rapida?

“Per indicizzazione intendiamo quando Google si “rende conto” di un contenuto, è differente dal posizionamento. La strategia che si può utilizzare per far sì che Google indicizzi velocemente un articolo comprende due trucchi.

Il primo è generare un feed RSS, un file che mostra la lista degli ultimi articoli pubblicati. Questo feed non deve essere soggetto a cache, e deve essere aggiunto al sito insieme alla sitemap. Abbiamo notato che con il feed RSS inserito i contenuti vengono rapidamente indicizzati da Google.

Il secondo è installare uno dei numerosi plugin che inviano automaticamente a Google una notifica sull’aggiunta di un articolo.

Su Aranzulla.it utilizzando questi due espedienti in meno di cinque minuti dalla messa online Google avrà provveduto ad indicizzare il nuovo articolo. Questo può essere utile soprattutto per i siti che trattano notizie, e che dunque hanno interesse ad essere costantemente indicizzati.”

Come produrre contenuti per le affiliazioni online.

“Uno dei modi per guadagnare online è quello di creare delle affiliazioni. Queste funzionano secondo un principio molto semplice: ad esempio si produce un articolo che parla di un cellulare e in fondo alla pagina si inserisce un link che rimanda al negozio. Se un nostro utente comprerà il prodotto, tale negozio ci riconoscerà una percentuale.

I contenuti per le affiliazioni devono essere pensati ad hoc. Le indicazioni editoriali rimangono quelle viste prima, però bisognerà focalizzarsi solo sulle keyword che interessano al prodotto che abbiamo intenzione di inserire. Se si vendono prodotti, un buon punto di partenza sarà sicuramente Amazon, che ha una disponibilità molto elevata.

In linea generale, quando si vuole valutare quali piattaforme utilizzare per le affiliazioni, occorre prendere in considerazione le modalità con cui il sistema ci paga: per prodotto venduto, per iscrizioni, per visita… È poi importante capire la durata del cookie, oltre la quale non viene riconosciuta la percentuale.

Nel caso di Aranzulla.it, lavoriamo con Amazon e con tutti gli operatori di telefonia mobile.

È utile anche monitorare le strategie dei nostri competitor con siti come Similarweb, che ci permettono seguirne il traffico secondo vari parametri possibili.

Limitatamente alla parte di search, uno strumento utile è SemRush, che permette di vedere il traffico da motore di ricerca e a sua evoluzione. Serve per la parte editoriale legata al motore di ricerca, quindi se il competitor in esame recupera traffico dai social network non sarà funzionale. Inoltre, Semrush permette di vedere se il competitor sta “comprando” traffico mediante AdWords, e con quali keyword.”

Quali sono le migliori piattaforme per monetizzare?

“In Italia gli articoli vengono monetizzati soprattutto attraverso le affiliazioni e la pubblicità, che è la fonte di ricavo maggiore anche per Aranzulla.it.

Quando si parla di pubblicità occorre distinguere due mondi diversi: il primo è quello delle concessionarie pubblicitarie, il secondo è quello delle cosiddette programmatic.

Le concessionarie pubblicitarie sono aziende che vendono per conto terzi degli spazi pubblicitari. Quando si firmano questi contratti bisogna ricordare che la concessionaria prenderà una parte del valore pubblicitario che rivende, solitamente intorno al 50%. Al momento della stipulazione del contratto è poi importante distinguere il momento del pagamento del cliente al momento in cui veniamo pagati noi. Deve essere messo per iscritto che il nostro compenso sarà ricevuto sia che il cliente abbia pagato la concessionaria, sia che non l’abbia fatto. Bisogna poi stare attenti ai vari costi nascosti che potrebbero essere inseriti nel contratto.”

Quindi, ha senso stipulare un contratto con una concessionaria?

“Sì, ha senso perché in Italia il 70% dei budget pubblicitari vengono veicolati dalle concessionarie, che hanno anche i formati più prestigiosi.

In contrapposizione alla concessionaria si trova l’open market, che significa inserire un codice nel momento della programmazione della pagina, e il sistema inizierà fin da subito e in maniera automatica a vendere spazi pubblicitari. Il vantaggio è che non ci sarà da pagare nessuno, e sarà tutto automatizzato, mentre il limite è che su questi canali ruota solo il 30% delle pubblicità online in Italia. Poi, ad esclusione di Google AdSense, tutti gli altri sistemi di questo tipo lavorano solo con volumi molto alti.

Per quanto riguarda la monetizzazione il rapporto che conviene utilizzare oggi in Italia è un rapporto misto, in cui abbiamo da una parte la concessionaria e dall’altra l’open market.”

Quali formati pubblicitari funzionano meglio in Italia?

“Innanzi tutto, c’è il pre-roll che è la pubblicità erogata prima di un video. Sono inserzioni pubblicitarie che in Italia hanno un estremo valore.

Nel caso in cui nella nostra pagina non siano presenti dei video, si può utilizzare il formato out of stream, che viene inserito negli articoli molto lunghi. Nel momento in cui si arriva ad un determinato punto nella pagina questo formato si espande per poi scomparire. Oggi in Italia i formati pre-roll e out of stream sono distribuiti solo dalle concessionarie pubblicitarie, tra cui le più importanti sono Ligatus e Outbrain.

Un altro formato che in Italia funziona molto è il formato native, inserito alla fine della pagina e che mostra dei contenuti editoriali.

La lista continua poi con i banner tradizionali, o la cosiddetta pubblicità tabellare, che può essere venduta dalle concessionarie o da AdSense.

Il formato migliore a mio parere è il 300×250 pixel, che funziona sia da desktop che da mobile. Aranzulla.it utilizza cinque formati pubblicitari in pagina.”

Come integrare questi formati pubblicitari in pagina?

“Si possono utilizzare tre approcci. Il primo è quello di lavorare con una sola piattaforma, ad esempio Google AdSense.

Questo però non è sempre efficiente, e a volte è meglio utilizzare un approccio a cascata, in cui la pubblicità verrà erogata da soggetti differenti a seconda del prezzo risultante. Questo ha dei limiti, perché possiamo lavorare con due o tre soggetti contemporaneamente.

L’ultimo approccio è l’header bidding, che è molto complicato e riesce a contattare anche venti piattaforme differenti contemporaneamente. Il banner viene semplicemente affidato a chi offre un importo più alto.”

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MARZO 2020